Leggi l’articolo originale: http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/rovigo/2008/03/05/69762-escalation_furti_rapine.shtml

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Escalation di furti e rapine
più pattuglie e posti di blocco

Tutti i comandanti di stazione a rapporto dal comandante, il colonnello Luigi Lastella. I furti sono stati 5.239, in crescita del 15%, come pure i reati contro il patrimonio. Contrasto al crimine che avverrà con maggiori controlli e posti di bloccoRovigo, 5 marzo 2008 – Una task force contro i furti. E’ quanto è stato deciso ieri mattina dall’incontro che si è tenuto nella sede del Consorzio di bonifica di piazza Garibaldi, a Rovigo, dove il comandante provinciale dell’Arma, il colonnello Luigi Lastella, ha incontrato i comandati delle 28 stazioni polesane assieme ai responsabili delle tre Compagnie di Castelmassa, Rovigo e Adria ai comandanti di Nor, Reparto operativo e Nucleo investigativo. Un incontro che è servito a fare il punto su quella che diventata una vera e propria piaga per il nostro territorio e che vede i carabinieri impegnati nella prevenzione assieme alle altre forze dell’ordine, sotto il coordinamento del prefetto Bruno Sbordone.

I militari dell’Arma hanno deciso che verranno rafforzati i posti di blocco e i controlli con un pattugliamento ancora più capillare del territorio. L’unico modo per arginare quello che, per molti cittadini, è sentito come uno dei problemi maggiori. E a parlare sono i dati. Lo scorso anno, infatti, in tutto il Polesine, sono avvenuti 5.239 furti di cui 3.635 rilevati dai carabinieri. Una cifra in deciso rialzo rispetto a 12 mesi prima, se si pensa che i reati contro il patrimonio rilevati dai militari sono stati il 15 per cento in più.

Ma il summit dei carabinieri è servito anche per fare il punto sull’integrazione degli stranieri a Rovigo e provincia — circa 10.700 — e le cifre emerse sono piuttosto interessanti. La comunità più numerosa, infatti, è quella marocchina con 2.371 immigrati che si sono ben integrati. Qualche difficoltà in più per i cinesi che, ultimamente — eccezion fatta per i 2.041 regolari — stanno creando qualche difficoltà ai carabinieri, contribuendo notevolmente al fenomeno dell’immigrazione clandestina. Albanesi e rumeni, invece, in particolare gli zingari, sono i maggiori clienti dell’Arma per quanto riguarda i furti. In provincia, ad ogni modo, quella albanese è la terza comunità per numero e tocca quota 1.682. I romeni, invece, sono 673 seguiti — parlando dal punto di vista numerico — da nigeriani (479), ucraini (460), serbi (422), moldavi (348), tunisini (244) e polacchi (235).

I carabnieri, infine, hanno fatto il punto sul problema rapine , in sostanza divisibili in due tipi: quelle commesse da ‘professionisti’ come è avvenuto poche settimane fa all’Unicredit di viale Porta Po e quelle da chi ha bisogno urgente di denaro, magari per acquistare della droga. Le prime, in sostanza, sono commesse da malviventi che vengono da fuori provincia e puntano a grossi bottini per poi tornare da dove sono venuti mentre le seconde sono spesso compiute da polesani, in molti casi alla disperazione.

Leggi tutti gli articoli originali: http://news.google.it/news?hl=it&tab=wn&ned=it&ie=UTF-8&ncl=1122278007

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Leggi l’articolo di Tgcom: http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo403557.shtml

Salerno,traffico di neonati:7 fermi

Bimbi venduti a coppie senza figli

Un traffico di neonati tra la provincia di Napoli e l’Agro Sarnese Nocerino è stato scoperto dai carabinieri. I militari hanno fermato sette persone, italiani, romeni e slavi, implicati nella vendita dei piccoli a coppie senza figli. I carabinieri hanno recuperato anche una neonata, molto probabilmente venduta, che è stata subito sottoposta alle cure dei sanitari dell’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore, dove si trova ricoverata.

I fermi sono stati eseguiti tra Nocera Inferiore e la provincia di Napoli. L’operazione denominata ”Ladri di bambini” proseguirà con ulteriori verifiche e perquisizioni.

L’indagine è scaturita da un procedimento penale ed è coordinata dal sostituto procuratore Amedeo Sessa. Tutti i fermati sono stati condotti alla Compagnia dei carabinieri di
Nocera Inferiore dove sono in corso accertamenti e verifiche che proseguiranno al fine di chiarire ruolo e responsabilità di ciascuno. Mercoledì in mattinata è prevista una conferenza stampa in Procura in cui saranno resi noti i dettagli ed i risultati dell’operazione.

Leggi l’articolo originale: http://milano.cronacaqui.it/news-cascina-casenuove-ancora-due-anni-di-zingari-droga-e-rifiuti_3770.html

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Residenti esasperati: “Viviamo nella paura“. Ma per il Comune bisogna aspettare i permessi
Cascina Casenuove: ancora due anni di zingari, droga e rifiuti
SAN SIRO (MILANO) (21/02/2008) – Transennata, pericolante e occupata da una quindicina di abusivi. Gli unici che sono riusciti a far diventare la cascina Casenuove, in via Paravia, zona San Siro, la loro dimora. Perché, da quasi nove anni ormai, di nuovo la cascina non ha proprio niente. Anzi, i problemi sono sempre gli stessi: droga e degrado. Questioni con cui i residenti del quartiere devono convivere tutti i giorni.VENT’ANNI DI DENUNCE
Quella della cascina Casenuove è un’odissea che si trascina dalla fine degli Anni Ottanta, quando, dopo essere stata abbandonata dagli artigiani che l’abitavano, è stata occupata da intere famiglie di clandestini. Sorto tra due scuole e un gruppo di abitazioni residenziali, quel piccolo paradiso di quartiere, popolato da falegnami e maniscalchi, in pochi anni si è trasformato in un covo di pattume e di degrado, pericoloso per chi ci abita. E proprio lì, dove ancora un pezzo di tetto resiste alle intemperie e ai crolli, trovano rifugio i senzatetto, costretti a vivere in condizioni disumane, tra colonie di topi e di gatti.

«SIAMO IN PERICOLO»
A denunciare il disagio, dopo anni di proteste e petizioni, proprio i residenti, stanchi di dover assistere impotenti all’abbandono del vecchio casolare che da vent’anni dovrebbe essere ristrutturato dal Comune. Restauro però mai messo in atto. «Un anno fa la cascina è stata transennata perchè pericolante e piena di amianto – racconta Lele Malvezzi, una delle residenti del quartiere – da allora però nulla è stato fatto. Gli operai hanno montato le impalcature ma poi non ci hanno mai lavorato ». Così i lavori non sono mai partiti. «Vogliamo che la cascina torni ad essere sicura. Siamo stanchi di non poter uscire a causa di zingari e drogati ».

LA PARTENZA DEI LAVORI
Eppure il progetto di recupero della struttura tra via Novara e la San Siro vecchia, che diverrà un centro polifunzionale, esiste fin dal 1999 quando il Comune aveva presentato dei progetti per la riqualificazione dell’area. Ma nulla è stato fatto. Oggi il progetto a vent’anni di distanza, rientra nel piano triennale delle opere pubbliche del Demanio, per il quale sono stati stanziati quasi otto milioni di euro.

Decisione che però ha acceso molte polemiche in Consiglio di zona 7 divisa tra la destra che ne voleva l’abbattimento e la sinistra che invece voleva la bonifica del rudere per consegnarla alle associazioni. «Dovevano abbatterla – afferma Gianluca Cremaschi (An) componente della Commissione Verde e Arredo Urbano della zona 7 – è un rifugio di clandestini». Opposta la posizione di Rosario Pantaleo (Pd), consigliere di zona 7: «Dopo la trasformazione in centro polifunzionale – afferma – verrà assegnata alle diverse realtà della zona». Ancora incerta però la data d’inizio del lavori.

«Ci vorranno ancora un paio d’anni – affermano dall’assessorato ai Lavori pubblici – finchè non ci saranno i permessi necessari per iniziare i lavori».

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To:  Governo Italiano

Via gli zingari dall’Italia!

Il nomadismo non e’ una condizione di esilio; i popoli nomadi non scappano da nulla. Essi hanno scelto, e scelgono quotidianamente, di non avere alcun territorio: hanno scelto di non coltivare, di non allevare, di non costruire: preferiscono prelevare dal territorio cio’ che gli serve per vivere.

Noi questa azione la chiamiamo “rubare” e per noi, fin da bambini, costituisce un delitto, perche’ mina alla radice la nostra societa’. La nostra societa’ si regge infatti sul presupposto che il progresso e il benessere comune si raggiungano attraverso la spinta che ciascuno pone nel raggiungere il proprio benessere personale.

La scelta del nomade e’ dunque incompatibile con il nostro modello di societa’.

I campi nomadi non hanno alcuna ragione di sussistere e sono uno schiaffo alla nostra intelligenza e alla nostra capacita’ di saper distinguere il bisognoso da colui che deliberatamente sceglie di vivere come un parassita sul nostro corpo.

Non dobbiamo porci il problema di “dove andranno”. Sono nomadi: si rimettano in cammino e cerchino una terra piu’ ospitale.

A noi spetta solo il dovere di mandarli via: le istituzioni lo facciano al piu’ presto

Leggi l’articolo originale: http://emanuelepreda.wordpress.com/2007/11/08/via-gli-zingari-dallitalia/#comment-936

La cultura e i valori delle etnie nomadi sono profondamente diverse da quelle sedentarie. Le etnie sedentarie conducono una battaglia contro il territorio ove si stabiliscono, dominandolo col lavoro intellettuale e manuale. Le etnie nomadi invece hanno prefeirscono prelevare dal territorio dove si trovano quello che di utile vi trovano, così com’è. E’ indifferente se se esso è prodotto direttamente dalla natura o dagli uomini che si sono stabiliti in quel territorio.

Le leggi, fra cui la proprietà privata, sono le conquiste basilari di ogni civiltà. Anche le etnie nomadi le hanno e le rispettano, ma soltanto fra membri del clan. Le regole che si è data la società in cui essi si trovano, le vivono né più né meno come le altre leggi naturali, come la forza di gravità o il succedersi delle stagioni: fanno parte delle caratteristiche del territorio. Essi quindi sfrutteranno le regole che conferiscono loro diritti o opportunità (come l’impunibilità dei minorenni o i servizi gratuitamente forniti ai campi nomadi: luce, acqua, gas, rete fognaria) esattamente come sfrutterebbero un tronco per oltrepassare un fiume, mentre cercheranno di tenersi alla larga o di aggirare le regole che costituiscono per loro un pericolo o un fastidio.

I nomadi, quando arrivano in un territorio ricco, sospendono il proprio cammino, ma restano sempre pronti a ripartire qualora le condizioni mutassero. Essi pertanto non si devono e non si vogliono integrare con il territorio che lo ospita: il loro soggiorno è sempre vissuto come temporaneo.

I lavoro dei nomadi coincide, e si esaurisce, con il “cogliere dal territorio“; questo per loro non è soltanto lecito, ma è un dovere, esattamente come per noi lo è vendere, trasformare, inventare, produrre. I frutti selvatici da cogliere si possono trovare ovunque: su un albero, dentro il guscio delle nostre abitazioni, delle nostre automobili, delle nostre borse: il loro dovere, fin da piccoli, è coglierne nella maggior quantità e qualità possibile, cercando di sfuggire dalle insidie con cui tali beni sono custoditi.

Noi siamo il loro albero di frutti selvatici: i nostri beni sono frutti selvatici da cogliere gratuitamente.

Concetti come giustizia, equità e altruismo sono i traguardi più alti a cui la nostra società è giunta, dopo secoli di guerre. L’essersi dotati di regole per redistribuire la ricchezza è una conquista che crea le condizioni per una pace stabile, come l’essersi dotati di una struttura centrale (lo “Stato”) che raccoglie una parte della ricchezza per erogare servizi di pubblica utilità, fra cui la protezione del nostro territorio.

E’ molto bello che una parte di queste risorse vengano utilizzate per chi approda alla nostra terra scappando dalla fame, dalla guerra, dalla persecuzione, ed è disposto a rispettare le nostre regole, assumersi i propri doveri per fruire dei relativi diritti.

Questo, oltre che un’importante azione di riconciliazione con il nostro passato di conquista, sottomissione e sfruttamento di altri popoli -moazioni che in molti casi hanno provoclato molte delle cause all’origine delle situazioni di emergenza da cui questi emigrati ora cercano di sfuggire- è anche fonte di arricchimento culturale ed economico per noi. La forza lavoro portata da questi emigrati è particolarmente necessaria, poichè è disposta a svolgere mansioni che oggi la maggior parte di noi non vuole più svolgere.

E’ errato, fuorviante e fazioso confondere il nomadismo con l’immigrazione: i popoli nomadi non scappano da nulla. Essi hanno scelto, e scelgono quotidianamente, di non avere alcun territorio: hanno scelto di non coltivare, di non allevare, di non costruire, perchè preferiscono prelevare dal territorio ciò che gli serve per vivere.

Per noi questa azione si chiama “rubare” e, fin da bambini, costituisce un delitto, perchè mina la radice su cui è basata la nostra società. La nostra società si regge infatti sul presupposto che il progresso e il benessere comune sia raggiunto attraverso la spinta che ciascuno pone nel raggiungere il proprio benessere personale.

La scelta del nomade è dunque incompatibile con il nostro modello di società.

Sonola logica, l’intelligenza, la cultura e il coraggio che portano questa conclusione, e non la stupidità, l’ignoranza o la paura del diverso. Per non capirlo bisogna essere stupidi o in malafede. Gli stessi Sinti -ne conosco personalmente uno- sono perfettamente d’accordo: la nostra generosità è oggetto di incredulità fra i più piccoli, e di derisione per gli adulti.

Non è lecito obbligarli a modificare le loro scelte. E’ però lecito e doveroso obbligarli a lasciare il nostro Paese. [Post Sriptum: attraverso la Forza Pubblica, l’unica legittimata ad agire] Che sia benvenuto solo chi è disposto a rispettare le nostre regole.

I campi nomadi non hanno alcuna ragione di sussistere e sono uno schiaffo alla nostra intelligenza e alla nostra capacità di saper distinguere il bisognoso da colui che deliberatamente sceglie di vivere come un parassita sul nostro corpo.

Non dobbiamo porci il problema di “dove andranno”. Sono nomadi: si rimettano in cammino e cerchino una terra più ospitale, se la troveranno.

A noi spetta solo il dovere di mandarli via [Post Sriptum: attraverso la Forza Pubblica, l’unica legittimata ad agire]

il video-reportage

marzo 5, 2008

Un ringraziamento particolare a Davide Bortone di CronacaQuì per il prezioso contributo da vero giornalista freelance d’assalto:

http://milano.cronacaqui.it/news-reportage-tra-le-baracche-rom-guarda-il-video-tra-i-disperati_4112.html

Leggi l’articolo originale: http://www.amantea.net/index.php?option=com_content&task=view&id=2423&Itemid=55

In carcere i vecchi esponenti, si rafforza il gruppo rom, con legami a Cassano 

Dal rapporto dell’Antimafia la scalata dei nomadi

Il clan degli “zingari” è sempre più forte nella città dei Bruzi. Ha legami con l’omonimo gruppo criminale di Cassano allo Ionio e ha preso piede in una delle attività più redditizie della ‘Ndrangheta, lo spaccio di droga.

La conferma arriva dalla Relazione annuale della Commissione parlamentare Antimafia che riprende i rapporti e le informative delle operazioni delle forze dell’ordine. La Commissione presenta la zona di Cosenza con mutamenti in atto benché non si registrino episodi di evidente conflittualità. «Nel capoluogo, i principali esponenti dei gruppi criminali attivi, i “Rua’”, i “Perna-Pranno”, i “Bruni”, attualmente sono detenuti – scrive l’Antimafia – anche a seguito di operazioni che hanno attribuito loro (ma anche ad alcuni esponenti delle cosche “Muto”, “Calvano “ e “Serpa”, rispettivamente di Cetraro, San Lucido e Paola) la responsabilità di oltre 40 fatti di sangue perpetrati nelle due guerre di mafia avvenute a Cosenza a cavallo tra il 1977 ed il 1994». Le operazioni che hanno portato alla sbarra i clan silani sono state “Missing 1” del 18 ottobre 2006, “Missing 2” del 12 giugno 2007 e “Missing 3” del 26 luglio 2007. Secondo la Commissione, questo stato di cose ha consentito «al cosiddetto clan degli “zingari” composto da soggetti di etnia rom di assumere il sopravvento nella gestione del traffico di sostanze stupefacenti ». E’ questo il loro campo preferito per i ricavi che si hanno. Senza disdegnare, però, gli assalti ai furgoni portavalori, ma anche i “cavalli di ritorno”. Gli “zingari” di Cosenza, i “Bevilacqua” e gli “Abruzzese”, sono da tempo vicini al clan di Cassano allo Ionio, per l’imposizione di estorsioni a commercianti ed imprenditori, ma anche nel reciproco scambio di supporto logistico. Non a caso Francesco Abbruzzese “Dentuzzu”, indicato dagli investigatori come boss degli zingari di Cassano e dell’Alto Cosentino, è stato trovato dai carabinieri, nascosto a Castrolibero, mentre Antonio Abruzzese di Cosenza è stato sorpreso dalla Mobile cosentina a Lauropoli, nella zona sotto il dominio del clan ionico. AREA IONICA. Nella Sibaritide, la situazione è calda e in evoluzione secondo l’Antimafia. A comandare sono «i Forasteno, che si fronteggiano con gli “zingari”, “legati alla cosca “Farao-Marincola” di Cirò, e capeggiati da Francesco Abbruzzese, recentemente scarcerato». Proprio questo evento «potrebbe riattualizzare lo scontro armato con i rivali, acutizzatosi nel 2003, con l’esecuzione di numerosi omicidi tra i due schieramenti. La cosca “Forastefano” ha rafforzato il proprio prestigio in tutto l’Alto Ionio, estendendo il proprio controllo al locale mercato degli stupefacenti, alle estorsioni nei confronti degli imprenditori e commercianti nonché all’usura. Il sodalizio opera anche nelle truffe nel settore agricolo, attraverso alcune società acquisite con proventi illeciti». Dediti allo spaccio, alle estorsioni e agli assalti ai furgoni, invece sono gli “zingari” della frazione di Lauropoli a Cassano, che secondo la Commissione presieduta da Francesco Forgione, hanno «rapporti di affari anche con organizzazioni attive fuori della provincia di Cosenza». «Di rilievo è anche il legame tra le organizzazioni della Sibaritide e le potenti organizzazioni criminali albanesi, già ampiamente riscontrato nell’ambito dell’operazione “Harem” dalla quale sono emersi reciproci contatti finalizzati all’approvvigionamento di stupefacenti ed armi a prezzi competitivi da parte degli “schipetari” che, in cambio, possono gestire lo sfruttamento della prostituzione nella zona con l’appoggio delle locali cosche». Proprio nelle ultime settimane è stato arrestato a Cosenza un ricercato albanese Adriatik Ghashi, accusato di aver fornito, insieme alla sua organizzazione, centinaia di chili di marijuana albanese al mese ad Antonio Forastefano di Cassano (in carcere) e Emanuele Bruno di Vibo (latitante). La Commissione Antimafia inoltre mette l’accento sulla zona di Cariati: «Si registra – scrivono i parlamentari – l’operatività a Cariati ed a Mandatoriccio della cosca “Critelli”». «A Rossano – sostiene ancora la Commissione – opera un cartello criminale composto dai “Morfò” e dagli “Acri-Galluzzi”, attualmente guidati da Acri Nicola, anch’egli legato agli “zingari. A Corigliano Calabro il clan storicamente prevalente è quello dei “Carelli” – di cui è capo indiscusso Santo Carelli, detenuto da anni in regime differenziato – usciti vittoriosi dallo scontro sostenuto sul finire del 2000 con i “Portoraro” di Cassano allo Ionio”. Infine l’area di Castrovillari dove “le cosche “Recchia” ed “Impieri” si contendono il controllo del territorio e la gestione delle attività estorsive ». AREA TIRRENICA. Non ha dubbi la Commissione. La costa tirrenica cosentina ha un solo padrone: il clan Muto di Cetraro, grazie anche ai legami con Cosenza e, come risulta da recenti indagini processuali, con i Gentile di Amantea. Cetraro, Praia a Mare e Diamante le zone di riferimento stretto dei Muto cosca che, dice ancora la Commissione: «fa capo a Francesco Muto, detto “il re del pesce”». «Fin dagli inizi degli anni 80 ha mantenuto il controllo pressoché esclusivo della detta zona dell’alto Tirreno cosentino, traendo enormi profitti dalle estorsioni imposte nella commercializzazione  del pesce. Il 6 settembre 2004, l’operazione “Starpice 3-Azimut”, ha portato in carcere 70 persone affiliate al clan il cui capo, tornato in libertà nel mese di marzo del 2003, dopo avere scontato una condanna a dieci anni di reclusione per associazione mafiosa, secondo quanto emerso dall’inchiesta, avrebbe continuato a gestire gli affari della sua cosca anche durante il lungo periodo di detenzione, in particolare nei settori dell’usura, delle estorsioni e del traffico di droga. La cosca – approfittando del vuoto di potere determinatosi a causa degli arresti dei boss cosentini che un tempo controllavano le attività illecite in città – avrebbe esteso negli ultimi anni il proprio potere anche nel territorio di Cosenza, inserendosi nelle estorsioni ai danni degli imprenditori edili del capoluogo (che hanno appaltato lavori per milioni di euro approfittando delle possibilità offerte dal nuovo piano regolatore), nel settore dell’usura e gestendo direttamente attività imprenditoriali nel settore delle costruzioni». Ma Muto non opera da solo. «Nella zona di San Lucido ci sono i “Calvano” ed i “Carbone”; nel comune di Fuscaldo i “Tundis”; ad Amantea i “Gentile”». Sarebbero, invece divisi i Serpa di Paola. Oltre alla famiglia storica del centro tirrenico, sarebbe operativa il clan «“Scofano-Martello”, costituito una frangia dissidente del clan  “Serpa”». Insomma, non sarà ai livelli dei clan della ‘Ndrangheta del Reggino o del Vibonese, ma quella cosentina appare comunque organizzata e presente in ogni angolo del territorio provinciale.

Leggi l’articolo originale: http://www.ciaocomo.it/index.php?option=com_content&task=view&id=6999&Itemid=64

Presi giusto in tempo. Sull’uscio della casa di via Garibaldi ad Erba  di una pensionata di 90 anni. Mentre stavano cercando di forzare la porta sul retro dell’appartamento per entrare a rubare. In mano alcuni attrezzi da scasso. La donna, ieri sera al rientro a casa dopo alcuni acquisti fatti in città, è stata abile nel mettersi ad urlare quando si è ritrovata davanti i due zingari. I vicini hanno allertato poi la polizia locale, pochi attimi dopo gli aspiranti ladri sono finiti in manette e presi in consegna dai CC di Erba. Non hanno avuto il tempo di portare via nulla dall’interno dell’appartamento della pensionata anche se erano pronti a fare una razzia.
Pugno di ferro per loro da parte del giudice monocratico di Como Vittorio Anghileri davanti al quale i due stamane sono comparsi in Tribunale: per uno, il maggiorenne con tanti nomi falsi, il giudice ha disposto la custodia in carcere sino al processo fissato per lunedì prossimo. Il complice, minorenne, è finito al Tribunale dei Minori di Milano che ora deciderà quale misura adottare nei suoi confronti.

Leggi l’articolo originale: http://milano.cronacaqui.it/news-gli-zingari-vogliono-lelettricita–da-abusivi-spadroneggiano-in-paese_1287.html

Diffida del Comune all’Enel. Appello del vicesindaco al Prefetto di Milano
Gli zingari vogliono l’elettricità
Da abusivi spadroneggiano in paese

GAGGIANO (24/11/2007) – Vogliono l’elettricità. Per sentirsi “italiani a tutti gli effetti”. La chiedono “per favore, quasi in ginocchio”, ad un Comune che non ha nessuna intenzione di concedergliela. Perché i furti e le bravate che li vedono coinvolti sono ormai all’ordine del giorno in paese. E la gente non ne può più. Ha paura. Siamo a San Vito, una delle frazioni di Gaggiano. Sulla strada che conduce a Fagnano c’è un campo nomadi che negli anni si è allargato a macchia d’olio, per effetto di continui nuovi arrivi. Oggi ci abitano un centinaio di persone. Sono nomadi di origine croata e siciliana. Vivono in roulotte fatiscenti o in graziose casette di legno erette abusivamente.

Abusi edilizi
Di loro, i nomadi, hanno solo la terra che calpestano. L’hanno acquistata con regolari contratti, registrati al catasto e in Comune. Una terra che sfruttano, coltivando insalata e fiori che poi rivendono: “È così – spiega il 43enne nomade David Urbanovic, davanti ad una lussuosa Bmw – che ci guadagnamo da vivere. Le auto? Quelle le abbiamo ereditate”. Ma per vivere degnamente, i nomadi vorrebbero che l’elettricità arrivasse al campo. Il Comune di Gaggiano, 4 anni fa, ha invece diffidato Enel dal concedergliela: perché, come lamentano tanti cittadini, i furti compiuti dai nomadi in paese sono sempre più frequenti.

Muro contro muro col Comune
Dal municipio di Gaggiano, l’assessore Maurizio Pezzotti è chiaro: “I nomadi di San Vito sono un problema serio: vediamo il pericolo che divengano stanziali. Dev’essere chiaro che noi non vogliamo fare la fine del Comune di Cusago, col suo campo nomadi: chi non rispetta le regole non può chiedere diritti. Per altro le case sono state costruite su un terreno agricolo, e quindi sono abusive“. Ma i nomadi di San Vito non si fermano alla richiesta di elettricità. Hanno bisogno di nuovi spazi. Di nuova terra. “Continuo a subire furti – si lamenta un gaggianese, proprietario di uno dei terreni che i croati vorrebbero acquistare, che oggi è un orto -: abbiamo provato a farceli amici, dando pure le caramelle ai bambini. Ma un giorno ce l’hanno detto chiaramente: rubiamo e vi facciamo dispetti perché così vi stancate e ci vendete il terreno“.

Furti ormai all’ordine del giorno
Altri gaggianesi hanno sorpreso ragazzine nomadi di 13 anni nel tentativo di scassinare le serrature delle abitazioni, vedendo poi danneggiate le loro auto per dispetto. Ma Maurizio Pagani, vicepresidente di Opera Nomadi, l’associazione che opera per la tutela dei diritti dei nomadi, bacchetta il Comune: “Gli amministratori dovrebbero lavorare per l’integrazione di questi nomadi, e concedergli luce ed acqua. Col suo atteggiamento di chiusura sta solo facendo accanimento istituzionale, che non giova a nessuno”.

Appello al Prefetto
E così Gian Luca Bianchi chiama Gian Valerio Lombardi. Il vicesindaco di Gaggiano chiede al Prefetto di farsi garante di un appello alle forze dell’ordine, per frenare l’emergenza nomadi nella frazione di San Vito. “Si registrano furti con cadenza preoccupante – dichiara Bianchi – ma ci sono anche problemi di ordine pubblico che solo il Prefetto può risolvere. Ad esempio chiedendo ai carabinieri di Rosate, competenti territorialmente, di presidiare più frequentemente la frazione. Dall’accampamento abusivo escono minorenni che guidano auto in paese: i nostri vigili da soli non bastano più”.

“Sono tutti delinquenti”
È lo stesso comandante della Polizia locale, Luigi Bosetti, a confermare la serietà del problema: “All’interno delle case in legno che hanno costruito abusivamente su terreni agricoli – sostiene – abitano persone che vivono di espedienti: furti, elemosina. Nessuno ha un lavoro“. È proprio sul fronte dell’abuso edilizio che il Comune sta agendo per costringere i nomadi, tutti di origine croata e siciliana, ad andarsene. Come rivelano alcune fonti istituzionali, sono due i procedimenti penali in corso per abuso edilizio sui terreni occupati dai nomadi a San Vito. Funziona così: i nomadi siciliani della famiglia Di Giovanni, originari di Noto, fanno da prestanome per l’acquisto della terra; poi i croati, imparentandosi con gli italiani, realizzano gli abusi edilizi.

Leggi l’articolo originale: http://milano.cronacaqui.it/news-blitz-dei-carabinieri-al-campo-rom-di-gaggiano_4180.html

GAGGIANO (05/03/2008) – Li hanno svegliati all’alba, tirati fuori dalle coperte e caricati su un pullman. Destinazione via Mazzini, Abbiategrasso, caserma dei carabinieri. Brusco risveglio, questa mattina, per gli zingari che occupano alcuni terreni di San Vito con casette di legno (abusive) e camper.

Una ventina di carabinieri e 3 agenti della polizia locale di Gaggiano hanno setacciato il campo nomadi della frazione gaggianese.Obiettivo, quello che fin ora è stato definito dalle forze dell’ordine un”controllo di routine”.

Sul pullman messo a disposizione dall’Amministrazione comunale di Gaggiano sono saliti decine di zingari, tuttora sotto torchio presso la caserma dei carabinieri di Abbiategrasso.

Proprio oggi, come già in passato, CronacaQui ha denunciato le problematiche conseguenti la presenza dei nomadi sul territorio di Gaggiano: disordini nella frazione di San Vito per la presenza di minori alla guida di autovetture, furti a ripetizione e minacce agli ortisti